Traduzione di Debian/Ubuntu

In questo post tenterò di riassumere brevemente una sessione su “come tradurre applicazioni per Debian/Ubuntu” a cui ho partecipato durante il DUCC-IT  ’10 Sabato 18 Settembre a Perugia.

La sessione è stata tenuta da Francesca Ciceri (della comunità Debian Italia) e Milo Casagrande (di Ubuntu-it).

Tutto è iniziato dalla considerazione che l’inglese non è la lingua più comune, ma è quella più comunemente parlata (vedi su Wikipedia). Dunque, è importante tradurre il software che gli utenti dovranno utilizzare per abbassare le barriere culturali e permettere di usare un numero maggiore di programmi (cioè anche quelli sviluppati da persone di altre lingue, concetto piuttosto centrale del Software Libero – mi viene in mente che la prima libertà sarebbe altrimenti solo dichiarata, dal momento che se sono libero di eseguire il programma, ma non conosco la lingua in cui è scritto, di fatto non sono libero di eseguirlo).

Esistono gruppi di traduzione per ogni distribuzione ed inoltre esistono gruppi di traduzione di singoli progetti, ma fra di essi vi è scarsa collaborazione e poco coordinamento.

Per tradurre non è sufficiente conoscere l’inglese e non è nemmeno sufficiente conoscere l’italiano, dato che non basta conoscere una lingua per saperne rendere il senso in una traduzione. Bisogna invece porre attenzione ai termini usati e alle culture cui ci riferiamo. Bisogna inoltre conoscere l’argomento di cui parliamo per utilizzare i termini corretti in quell’ambito semantico.

Per quanto riguarda il Team di Debian, esso si coordina tramite ML dato che solitamente una traduzione viene presa in carico da un singolo volontario, ma è poi necessaria la revisione di molti altri membri della comunità per evitare errori e svista che si possono commettere.

La traduzione dei programmi è principalmente demandata al Debian Translation Project, mentre la comunità italiana si occupa di tradurre le guide ed il sito web (news letter, wiki, ecc…). le traduzioni più semplici sono quelle relative al Wiki e alla descrizione dei pacchetti riportata in Aptitude. Più complesso è invece tradurre il Sito web.

Il Team di Ubuntu, invece, è composto da 25 persone di cui 12 si occupano di tradurre il SO, mentre le restanti 13 traducono una pubblicazione chiamata Full Circle Magazine (FCM) – gli stessi membri della Comunità facevano notare il paradosso.

Per tradurre viene usato Launchpad che è un’interfaccia web (il suo corrispondente offline è Gtranslator)  che mostra solamente i termini da tradurre prescindendo dal codice scritto dallo sviluppatore. Questo da una parte semplifica il lavoro dei traduttori (rendendolo alla portata di un maggio numero di volontari), ma dall’altra può produrre errori nel codice del programma (derivanti dal fatto che il traduttore non ha alcuna idea di come sta modificando il codice). Vi sono poi altri programmi utili ai traduttori per estrarre le parti di codice da tradurre che sono inserite in file .po (compilati poi in file .mo attraverso gettext e utilizzati dall’installatore nel momento dell’installazione per localizzare l’applicazione).

Merita notare come le due Comunità si distinguano molto su questo punto. Mentre Ubuntu-it ritiene più importante la semplicità (anche un utente con scarse capacità informatiche è capace di dare un contributo, anche minimo, allo sviluppo del SO) anche a discapito della qualità, per Debian la qualità è imprescindibile e al suo altare si sacrifica volentieri la semplicità. Non penso si possano dare semplici giudizi di valore: Debian si proclama Sistema Operativo universale, ma vuole anche presentarsi come un prodotto stabile e qualitativamente valido (si pensi alla politica del rilascio quando è pronto, del tutto opposta a quella di Ubuntu del rilascio ogni sei mesi ad ogni costo). Da una parte, dunque, c’è la volontà di aprirsi al maggior numero di contributi possibile (tutti gli utenti sono anche membri di una Comunità che sviluppa ciò che usa, in modo da svilupparlo come le serve, come lo vuole); dall’altra, invece, c’è la necessità di avere contributi di qualità (gli sviluppatori sono pochissimi e devono, dunque, concentrare le poche forze su ciò che è davvero importante e non “perdere tempo” a valutare “idiozie” dette dal primo che passa). Questi concetti torneranno utili anche per capire le differenze esistenti nel modo di segnalare bugs che esistono fra le due distribuzioni che illustrerò in uno dei prossimi post.

A differenza della comunità Debian, Ubuntu-it riscrive da capo il Sito web, invece di tradurre la versione in inglese. Questa differenza fra le due comunità è molto accentuata. In Debian esiste una sola comunità internazionale (un solo dominio, un solo portalte, ecc…), mentre le comunità locali (es. Debianizzàti) non sono legate al progetto e comunque comunicano molto più attraverso ML che attraverso Forum. In Ubuntu accade invece il contrario: ogni Local Team ha grande indipendenza (un proprio dominio, un proprio portale, ecc…) e la comunità sfrutta molto di più i forum per comunicare.

A questa parte “teorica” è seguita anche una parte pratica con un esempio di traduzione di un’applicazione per Gnome (fileroller). La traduzione è stata fatta usando le modalità tipiche di Ubuntu e sottolineando di volta in volta le differenze che questi hanno rispetto alle modalità impiegate da Debian, sottolineando pregi e difetti di entrambe.

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